Thursday, February 24, 2005

 

Priolo: industria, lavoro, inquinamento e turismo

Il mio videoregistratore, in questa settimana ha lavorato in continuazione: sono stati tanti i tg, gli speciali e le rubriche che hanno trattato il caso dell’Enichem-Priolo.
Ho potuto così rivedere la puntata di “Otto e mezzo” di La7 in cui Ministro, politici, sindacati ecc. hanno discusso sul caso Priolo, dopo le notizie “nazionali” di questi ultimi giorni.

Nessuno può più negare né i «guasti» all’ecosistema né i danni alla salute umana.

Ovviamente pesci, crostacei e molluschi non possono né parlare né lamentarsi del “progresso”: sono le vittime più innocenti immolate sull’altare dell’olocausto industriale.
Non potranno parlare gli “aborti terapeutici”, i bimbi nati morti, i morti di cancro già seppelliti.
Potrebbero parlare, ma chissà perché non riescono a farlo, quelli “ancora vivi” che pagano sulla loro pelle le conseguenze dell’inquinamento.
Altrove, probabilmente, qualcuno, magari si sarebbe ribellato. Qui invece alla sofferenza si unisce il silenzio.
Certamente non possono “parlare” neanche gli altri esseri viventi del “triangolo maledetto”: la flora terrestre e marina.

Non possono lamentarsi neanche quelle pietre “ricche di cultura e di storia” seppellite sotto le colate di cemento del petrolchimico o irraggiungibili all’interno del suo perimetro.
Certamente, tutto l’ecosistema – e non solo l’uomo o solo certi uomini - avrebbe gradito parlare durante le trasmissioni; tutte le componenti dell’ecosistema, avrebbero voluto dire la loro agli intervistatori calati qui, in questi giorni da Roma o Milano, dire qualcosa sulla stampa nazionale.
Certamente nessuno può nascondere che il problema esiste da oltre vent’anni ed è estremamente serio. All’epoca (1980 dopo le nascite malformate di Augusta) la commissione appositamente inviata dal Ministero della Sanità “propose di raccogliere i dati”, ma tutto rimase lettera morta: la paura, o meglio, il “ricatto” aveva già vinto! E tutto continuò come prima, anzi peggio di prima.
Ma fa da contrasto la notizia che la zona a sud e a ovest di Siracusa è stata definita dall’Unesco “patrimonio dell’Umanità” mentre l’altro organismo mondiale l’OMS potrebbe dichiarare anche ufficialmente il resto della provincia di Siracusa, quella a nord, “pattumiera dell’Umanità”.
È affiorata l’altra grande questione: quella dello smaltimento dei rifiuti.
Una parte viene dispersa nell’atmosfera: sono i fumi che si riesce ancora a vedere;
un’altra parte, non sappiamo quanta, è andata a finire in mare e nel sottosuolo; un’altra parte aspetta, nelle discariche – più o meno autorizzate – di essere trattata. Ma è un quantitativo di cui non si conoscerà mai l’entità: ci si dovrà fidare dei dati forniti dalle stesse aziende.
Nella trasmissione condotta da Ferrara, mi ha sorpreso, però, un particolare: il grido disperato del sindaco di Siracusa che distingueva tra zona sud e zona nord, invitando i turisti a tornare perché nella zona sud il mare è ancora balenabile.
Certo è “allarmante” – e come potrebbe non esserlo – la “fuga del turismo” dal Siracusano.
Il sindaco di Siracusa ha recepito il disperato appello degli operatori turistici, che si sentono danneggiati dal diffondersi di certe notizie.
Non è però colpa nostra se di Priolo e Augusta se ne parla così: dobbiamo riconoscerlo; una cospicua parte del territorio siracusano non è più l’“eden” di un tempo. Non sono più gli ambientalisti a parlare: sono le cifre, l’evidenza del disastro che non si può più tener nascosto.

Nei confronti dell’ambientalista, si è lanciata l’accusa, come al solito, di “nemico del progresso” “di allarmismo”; chi dice che l’ambiente del siracusano è gravemente inquinato e ci sono rischi per la salute vuol far perdere il lavoro.
Ma chi farebbe il bagno (sapendolo) nel mare contaminato dal mercurio, dal cromo, dal nichel? Chi farebbe mai una passeggiata su una spiaggia (deserta) a respirare i miasmi della vicina zona industriale? Chi correrebbe il rischio di pernottare in mezzo ad un luogo in cui la salute e la stessa vita sono costantemente minacciate?
Non basta mettere le palme sulla spiaggia, a venti metri dalle ciminiere, per dire che ti puoi bagnare tranquillamente.
In maniera spudorata, ma falsa, politici e sindacalisti continuano ancora a parlare di “possibile coesistenza” tra industrializzazione e turismo. Ipocritamente qualcuno vorrebbe ancora “la botte piena e la moglie ubriaca”.
Le scelte insensate di politici e sindacati, passate sempre sopra le teste degli abitanti del “triangolo” nel frattempo diventato (con l’insediamento dell’ISAB) un “quadrilatero”, hanno boicottato il turismo ritenendolo “più povero” rispetto allo sviluppo industriale.
Oggi che, in altre parti d’Italia ed anche della stessa Sicilia, il turismo “tira” ci si morde le mani pensando all’occasione perduta.
Il nostro mare è (=era)di gran lunga più bello e più invitante di quello della costiera romagnola.
La provincia di Siracusa non aveva nulla da invidiare a quella di Messina, dove la piccola Taormina, ha surclassato la “magna” Siracusa.
La dolcezza del clima, la bellezza dei paesaggi, la ricchezza storico-culturale-archeologica di Siracusa e della sua provincia a nord, a sud, ad ovest, opportunamente valorizzate avrebbero dato nel tempo e col tempo un altro “sviluppo” più vero, più confacente alla vocazione del territorio.
Paradossalmente, da poco più di un anno, con un decreto regionale, che sembra degno di una novella guareschiana, Augusta si fregia (ma non gode) dell’appellativo di città “a prevalente vocazione turistica”! Non vi sembra assurdo?

E’ vero che nel territorio di Augusta ci sono capaci strutture alberghiere come il Brucoli Village (Ex Valtur), ma i turisti, si sa, non vengono solo a dormire e mangiare: vogliono vedere, vogliono sapere. Vogliono girare e immergersi in un contesto arricchente, dal punto di vista culturale. Bisogna stare attenti quando si parla di turismo: non credo che Priolo e Melili siano “stazioni turistiche”. Lo sarà un poco Sortino e la val d’Anapo; sono forse turistiche Solarino o Floridia o Villasmundo? A Siracusa il turista ormai si ferma mediamente un giorno o due; ad Augusta e Brucoli, dove il turismo potrebbe essere una risorsa da valorizzare, quelli che vengono non possono che guardare a distanza o dietro i cancelli chiusi l’Hangar, i forti Garcia e Vittoria, i Castelli di Brucoli e di Augusta; Megara Hyblaea (la “Pompei greca”) è abbandonata a se stessa; si trovano le coste vietate dai divieti di balneazione, ecc. E’ questo il turismo?
Quando decollò l’industria nel siracusano fece da contraltare il declino del turismo.
Il turista è scappato da Siracusa anche per tanti altri motivi: la mancanza di servizi, per la mancanza di ricettività, per la mancanza di “accoglienza”. Forse Siracusa, in fatto di turismo continuerà a vivere di rendita e di tradizioni, ma Augusta, Priolo e Melilli non sono Siracusa: un tempo avevano un’altra economia, oggi totalmente stravolta.
La parte nord della provincia di Siracusa non vive di turismo: “vive” (cioè muore) di industria. Non vorrei riaccendere vecchie polemiche: è vero che Augusta, Priolo e Melilli “appartengono” alla provincia di Siracusa ma non possono essere ridotte a sole “vassalle” del capoluogo.
Purtroppo, stando così le cose, è inevitabile che tutto il territorio nel bene o nel male, ne soffra.
Cari politici, imprenditori, sindacalisti, consentitemi di dirvi con tutta franchezza una mia convinzione: quando Saddam Hussein, nel 1991, cominciò la ritirata dal Kuwait, diede l’ordine di far saltare i giacimenti di petrolio.
Quando l’industria si ritirerà da questo territorio - è inevitabile - pensate che il turismo sia dietro l’angolo? Pensate cosa lascerà dietro di sé.

In Giappone, per bonificare la baia di Minamata, dal mercurio, occorsero 23 anni e qui, lo sapete bene, non c’è solo mercurio: pensate forse che per bonificare il “triangolo” occorrano pochi giorni? Mi sapete spiegare perché in dieci anni, pur essendoci i soldi, per la bonifica del “triangolo” non avete speso una lira? Ma ci credete davvero che il turismo sia per noi la risorsa del futuro? O forse, per non ammettere la sconfitta, volete illuderci che certe lavorazioni siano compatibili con la presenza dell’uomo? O che turismo e inquinamento possano andare d’accordo? Soltanto gli sprovveduti possono crederlo. E i turisti non sono certo degli sprovveduti, come voi.
L’unica bonifica finora effettuata su questo territorio è stata quella di “Marina di Melilli”, dove gli abitanti hanno dovuto sloggiare per “fare spazio” a quello che ipocritamente viene definito “progresso”.
Gennaio 2003


Prisutto Palmiro

Monday, February 14, 2005

 

L'OLOCAUSTO SILENZIOSO

dialogo tra un augustano ed un forestiero

lo sai che ad Augusta ci saranno presto tre inceneritori (uno già esiste)

ma non si chiamavano forni crematori?

lo sai che ad Augusta e Priolo l'aria è irrespirabile?

allora è una camera a gas?

lo sai che ad Augusta si muore per il lavoro?

come nei campi di sterminio?

MA AVETE MAI PENSATO DI GEMELLARVI CON AUSCHWITZ?

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